Vin brûlé?!

Vin brûlé?!

Molti vocaboli francesi sono entrati a far parte della lingua italiana, si tratta di espressioni che utilizziamo di frequente e che è normale essere tentati di sfruttare Oltralpe.
Allarme rosso! Non sempre si tratta di prestiti autentici e alcuni termini ormai integrati nel nostro vocabolario in realtà non sono utilizzati correntemente in Francia, nella migliore delle ipotesi sono desueti, altre volte potrebbero lasciare perplesso l’interlocutore perché inesistenti nella sua lingua. Qualche esempio: un “porte-enfant” in lingua francese è in realtà “un couffin” e non esiste il vestito “premaman”, ma “de grossesse”. E niente “chiffon”… A meno che non vogliate un panno per la polvere il termine corretto per il tessuto dell’abito sarebbe “mousseline de soie”. Anche se non è del tutto sbagliato non si usa molto dire “la mise” per l’abbigliamento, come anche “en pendant” per le cose abbinate. Glissiamo sul clamoroso “vitel tonné” e diciamo che non esiste nemmeno il “vin brûlé” (ma “le vin chaud” per fortuna sì)